#INFN migliore istituto di ricerca italiano

screen-shot-2016-12-03-at-09-16-17Ieri, sulla rivista Le Scienze e’ uscita una tabella che racconta il divario esistente fra le scoperte scientifiche, misurate attraverso il Nature Index, e le notizie più diffuse sui media. Il divario appare chiaro: alla gente interessa vivere di più e meglio (medicina) e va generalmente appresso alle notizie catastrofiche, probabilmente per il fatto che queste si prestano spesso ad una abbondante misinformazione. In generale, la correlazione fra quello che viene promosso dai media e trova spazio sui i social network con ciò che viene pubblicato nel mondo scientifico sembra essere abbastanza debole, per me indice della bassa alfabetizzazione e partecipazione alla scienza da parte dei media e largo pubblico.
Detto ciò,  il Nature Index, traccia le principali pubblicazione, le collaborazioni più importanti e mette a confronto le performance della ricerca nel mondo. L’Italia non si difende poi cosi male, nel 2016 guadagna un posto posizionandosi decima a livello mondiale, probabilmente grazie alla scoperta delle onde gravitazionali, che comunque non pare abbia fatto breccia nei media e sui social… Ma, se si guarda all’eccellenza, ovvero alle posizioni relative delle varie istituzioni di ricerca ed università, il nostro paese non supera il 62mo posto conquistato dal CNR nel 2014. Ovvio che in una scala assoluta contano i fondi, il numero di ricercatori, il sistema ricerca, che speriamo sia stato riformato in meglio, una eccessiva frammentazione, ecc. ecc. Forse sbaglio a leggere i dati, ma mi porrei la domanda sul perché tanta quantità non rispecchi alternata qualità, domanda alla quale francamente non ho una risposta chiara in mente.
Comunque, sono molto contento che L’INFN, l’ente per il quale lavoro, nel 2016 è al 74mo posto assoluto e 11mo per le ricerche in fisica a livello mondiale, che data la sua specificità rispetto ai competitor che lo precedono è veramente un’ottimo risultato, ma soprattutto è il primo fra gli istituti di ricerca ed università italiani.

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Firma del Manifesto Lazio Pulse: enti di ricerca, università aziende e territorio uniti per un’innovazione condivisa

Frascati Scienza Comunicato Stampa

Si terrà il 7 Dicembre 2016, dalle ore 8:30 alle 13:30, presso l’ESA-ESRIN (via Galileo Galilei n.64, Frascati – RM) la firma del manifesto dell’iniziativa LAZIO PULSE. Istituzioni del territorio, Centri di Ricerca, Imprese e Università si uniscono per sostenere la crescita economica del Paese attraverso lo sviluppo di un ecosistema basato sull’innovazione condivisa e socialmente utile.
L’iniziativa segue il grande successo di #WIRE16, manifestazione organizzata a giugno da Frascati Scienza, che ha rafforzato il dialogo e il dibattito pubblico tra ricercatori, imprenditori e istituzioni al fine di sostenere l’eccellenza scientifica, creativa e tecnologica. Siamo oggi alla presentazione del manifesto di Lazio Pulse, iniziativa di cui Frascati Scienza è fra i maggiori sostenitori, rispecchiando a pieno la sua mission statutaria. L’idea è di creare nuove opportunità di business riposizionando i sistemi imprenditoriali territoriali tramite la valorizzazione di dati e risorse dell’eScience, generando nuove applicazioni in ambito sociale ed economico.
L’evento sarà inaugurato da Josef Aschbacher, ESA-ESRIN, Roberto Battiston, Presidente dell’ASI e da Lorenzo Lo Cascio, dell’Assessorato allo Sviluppo Economico e Attività Produttive della Regione Lazio. Seguiranno interventi dei maggiori promotori dell’iniziativa (INFN, CGI Italia, Comunità Montana, Eurokleis, ISS, BIC Lazio, ASI, e Consorzio Hypatia); Durante l’incontro verrà presentato il Manifesto di Lazio Pulse con un approfondimento sulle potenzialità e le opportunità dell’eScience, le tendenze di mercato e i servizi futuri che si intendono sviluppare. Saranno, inoltre, discussi interessanti casi di studio e i risultati di incubatori d’impresa regionali, quali LUISS ENLABS ed ESA BIC LAZIO.

Per partecipare all’evento è necessario registrarsi al link: https://www.conftool.net/laziopulse2016/

Lazio Pulse è un progetto che vede la partecipazione di Engineering Ingeneria Informatica spa, SAS spa, Consorzio CONSEL, Telecom Italia spa, IDS, ESA-ESRIN, CNR (ARTOV),INFN,  INGV, INAF (Osservatorio Astronomico di Roma, Monteporzio Catone e IAPS) ASI, ENEA, ISS (Istituto Superiore di Sanità), CINECA, ItaliaCamp, Università di Roma TorVergata, UniNettuno, Consorzio Regioni Digitali (CRED), Impresapiens, Università di Roma La Sapienza, Campus Biomedico, Eurokleis srl, Euro-Engineering, T6-Ecosystems srl, Unidata spa, Evoluzione ufficio sas, Aedos srl, Nousmed srl, Olsa Informatica spa, Evodevo srl, Expert System spa, Info Solution spa, Innovation Engineering srl, SenTech srl, System Management srl, Deepblue srl, Digital Video spa, LINK srl, DSTECH, CiaoTech srl, Comunità Montana, Parco dei Castelli Romani, Comune di Frascati, Comune di Cave, Comune di Colonna, Comune di Monteporzio Catone, Comune di Rocca di Papa, Comune di Genazzano, Comune di San Cesareo, Frascati Scienza, Associazione PIIU, Science4Biz.

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Scienza, impresa e società – Save the Date

laziopulelogoIn questi giorni molti mi chiedono cosa sia Lazio Pulse, iniziativa che seguo insieme a colleghi, imprenditori e istituzioni del territorio fin dalla sua nascita. Obiettivo personale? creare un progetto che unisca la ricerca nel Lazio, serva alle imprese, generando innovazione e posti di lavoro, e che quindi si applichi nella società.
Con questa idea in testa lo scorso anno, a conclusione di WIRE15 (Workshop Impresa, Ricerca ed Economia organizzato da Frascati Scienza a fine giugno 2015) alcuni di noi si sono confrontati, e abbiamo deciso un tema che accomunava tutta la ricerca del territorio: i dati, le infrastrutture e il know-how nel gestire ed analizzare i dati stessi, un valore che unito non e’ mai stato sfruttato ne dalla scienza, tantomeno dalle imprese a per nulla dalla società. L’idea si e’ sviluppata e quando a inizio anno la Regione Lazio ha fatto un “call” per capire cosa voleva il territorio, ci siamo aggregati in un partaneriato ampio e diversificato, che ha proposto Lazio Pulse per sostenere la crescita economica nel Digital Single Market Europeo attraverso lo “sviluppo di un ecosistema basato sul concetto dell’Open e Social Innovation, capace di generare nuove opportunità di business e riposizionare i sistemi imprenditoriali territoriali, tramite la valorizzazione di dati e risorse dell’eScience, generando nuove applicazioni in ambito sociale ed economico”.
In sostanza, gli enti hanno dati, infrastrutture di calcolo e competenze per analizzarli/gestirli e possono quindi lavorare con le imprese esistenti supportandole nella creazione di nuovi prodotti e servizi, trasferendo competenze, formando giovani e aiutandoli a creare nuove startup che producano prodotti utili soprattutto al territorio ma che le lanci nel mercato extra regionale ed internazionale. La regione ha valutato positivamente il progetto e stiamo quindi lavorando sui bandi operativi.
Nel frattempo riteniamo che l’iniziativa abbia un valore a prescindere da eventuali finanziamenti, il suo scopo e la sua struttura si sono dimostrate finora già utili a costruire una rete fra gli interessati. Per questo abbiamo realizzato WIRE16 e deciso di stendere un Manifesto la cui firma ufficiale verra avvera’ il 7 Dicembre 2016 presso l’ESA-ESRIN. Se vi interessa saperne di più, quindi, venite al primo Evento di Community Building di Lazio Pulse http://www.laziopulse.it/2016/10/community-building-event/

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Clima Talk Show!?

president_barack_obama_with_david_letterman_09-21-09In questi giorni sono cascato nella maglia della collosa e fastidiosa rissa mediatica, qualcosa alla quale ormai siamo sicuramente assuefatti in politica, in economia e purtroppo anche quando si affrontano problemi di utilità sociale, come la scienza. Questa metodologia, mediata dai buoni talk show dove si usa la dialettica non per sconfessare la controparte ma per mettere in evidenza fatti e opinioni,  popolarizzando il messaggio, è diventata sempre più un modo di voler fare vinti e vincitori, specchio di una società che persi gli ideali si rifugia nell’arroganza di quei pochi il cui obiettivo è prevalere. Metodo che su internet, mezzo di grande opportunità ma di scarsissima democrazia e rappresentatività, è ormai la prassi.
Strano che li dove il dibattito è stato con scienziati, sia pur nel riconoscimento di opinioni diverse, ci si confronti civilmente e se ne esca arricchiti. Quindi, penso di aver sbagliato ad andare dietro alle voci di quelle persone che si celano dietro pseudonimi o che rispondono senza ascoltare le risposte, o giornalisti che decontestualizzano le argomentazioni per creare dibattiti probabilmente molto poco scientifici e basati solo su preconcetti e posizioni arroccate. Ma, ritengo che questo atteggiamento, sia il più grande rischio che corre la scienza, in un periodo in cui si sta finalmente affrancando dall’essere chiusa e destinata a pochi (es slide 6 o rapporto Observa 2014). Ritengo che sia anche l’insuccesso di cause come quella dell’ambiente e del clima, che indipendentemente da come la si pensi o delle prove scientifiche dell’AGW, sono sicuramente di grande impatto sociale e pertanto, se vengono screditate, si rischia di screditare anche la scienza stessa.
La scienza non dovrebbe essere un vessillo sotto il quale nascondersi per creare rissa mediatica…

Reference (per chi non ama gli hyperlink)

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l’informazione per frascati scienza: spot 1

CNR webLe Pillole di Scienza, presentate nel corso della Notte dei ricercatori 2016, sono state tra le scommesse più riuscite, raggiungendo migliaia di visualizzazioni in una sola settimana sui social network. Sceneggiate e girate dal regista emergente Alessio Lauria e commentate dalla doppiatrice Chiara Colizzi, le “Pillole di Scienza” sono un viaggio tragicomico all’interno della cattiva informazione scientifica, che porta tutti quanti a doversi barcamenare tra numeri, ricerche, report e dichiarazioni degli istituti ed enti scientifici di tutto il Mondo, impazzendo alla ricerca di una vera notizia.
Ironizzando sulle bufale scientifiche e sdoganando il linguaggio più tecnico e formale della ricerca, queste clip video,  interpretate da Gianluca Musiu, sono un eccellente inizio per un nuovo percorso di comunicazione della scienza e della sua filiera.
Il video “Pillole di Scienza #1” si è aggiudicato la XIV edizione del Premio San Bernardino per la pubblicità socialmente responsabile nella categoria ‘No profit’.  “Il tone of voice ironico e leggero – afferma la motivazione del premio – riduce la complessità di un tema come la percezione e valutazione delle diverse fonti informative e della loro affidabilità”.

Fonte: http://www.cnrweb.tv/linformazione-per-frascati-scienza-spot-1/

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Negazionismo: il clima sotto il vessillo della scienza

cambiamenti climaticiIn una società come la nostra in cui populismo e ipocrisia hanno sostituito le ideologie e in cui fatti e dati sono parole che perdono sempre più valore, anche la scienza è tradita. Uno degli aspetti fondamentali della cultura scientifica risiederebbe nella corretta percezione della scienza non come verità assoluta e nell’uso corretto dei fatti associati alle scoperte scientifiche. Siamo tutti portati, per rispetto della scienza e degli scienziati, a dare credito all’evidenza dei fatti e tendiamo naturalmente a usare i fatti stessi come prova assoluta di verità. E’ nell’indole dell’uomo credere e affidarsi a qualcosa che gli dia certezze assolute. Ma, chiunque conosca la scienza sa che quest’ultima affermazione è sbagliata. Nella scienza non esistono mai certezze e non basta l’evidenza empirica per determinare in modo definitivo il comportamento di un qualche fenomeno. La scienza offre solo spiegazioni temporanee a fenomeni naturali, spiegazioni che in 6000 anni di storia tramandata sono state quantomeno pesantemente ripensate ampliando di volta in volta gli orizzonti del nostro sapere. Inoltre il progresso scientifico, e quindi l’accuratezza delle risposte che la scienza sa dare oggi, si è sempre basato sulla capacità di criticare proprio le teorie più accreditate fra gli scienziati stessi: le rivoluzioni scientifiche sono sempre nate da quelle piccole discrepanze nei dati, i fatti, che la maggioranza degli scienziati dava per scontato e acquisito. Questo ci dovrebbe insegnare che è assolutamente ascientifico criticare le minoranze di scienziati che investigano su dati e teorie in modo diverso dal consenso comune e ancor di più usare il consenso comune per accreditare gli stessi dati e teorie. Con quest’osservazione non voglio certo dar credito a creazionisti, a Red Ronnie nelle sue invettive contro i vaccini, il metodo stamina o la fusione fredda, ecc., ecc. Infatti, nella mia affermazione ho messo in neretto due parole, scienziati e dati, e tipicamente nell’affrontare questi temi, uno dei due è tradito. Ma, ritengo comunque che sia assurdo e soprattutto che faccia male alla cultura e comunicazione della scienza affermare che perché la maggioranza degli scienziati la pensa in un modo il resto debba essere tacciato di ascientificità.
In questi giorni c’è stato molto dibattitto sulla COP22, l’elezione di Trump, che si schiera fra che nega i cambiamenti climatici e in Italia sul web ha contribuito anche Mieli con un suo editoriale sul corriere della sera. Non sono un climatologo, e non ho mai preteso di avere competenze in materia. Come tutti, sono un cittadino interessato al tema, se posso studio, o quantomeno m’informo, come faccio sulle elezioni americane e il referendum costituzionale – esempi evidenti di fenomeni non basati sui fatti – alla fine ho una mia idea sia da scienziato sia da cittadino, quindi sia tecnica sia sociale.
Devo dire che la mia anima ambientalista, nella probabile indignazione di chi si professa ambientalista, non si preoccupa affatto di credere se esista o meno riscaldamento globale, se sia antropico o naturale: magari avessimo una società più preparata a gli eventi climatici, alle migrazioni, alla fame, alle alluvioni ecc. Sono quindi molto contento che i paesi di tutto il mondo decidano di mettere dei soldi per affrontare questi problemi e semmai diminuire le emissioni inquinanti. Qui una considerazione tecnica, ma sempre comunque legata alla comunicazione dei dati scientifici, mi sento di farla: la CO2 sarà sicuramente importante per il riscaldamento globale, ma ci sono scorie delle combustioni che sono veleni per l’ambiente che meriterebbero una maggiore attenzione nel dibattito non scientifico. Perché ciò non accada, è un mistero che dovrebbe farci riflettere maggiormente su gli interessi che si potrebbero celare dietro la COP21. In ogni caso queste sono considerazioni di carattere sociale, e non scientifico. Peraltro, da scienziato, non sono per nulla preoccupato di essere entrato in una nuova era, l’atropocene, che magari estinguerà l’umanità come accaduto con i dinosauri: vorrà dire che questo fatto sarà parte dei 4,5 miliardi di anni di evoluzione naturale del nostro pianeta, di cui noi occupiamo una percentuale infinitesimale della sua storia, dove probabilmente poco importa chi siamo e dove andiamo.
La mia competenza tecnica, la mia formazione e l’attenzione alla comunicazione della scienza mi fa però dubitare delle certezze e mi fa continuare a ritenere che il dibattito scientifico sul clima vada seguito e semmai alimentato proprio per il bene delle sue conclusioni. Sicuramente ci vorrebbe una maggiore attenzione di quella che Mieli ha dimostrato nel riportare dati scientifici, che però non mi è sembrata molto differente, almeno nel metodo, da chi sul web sembra essersi indignato per il suo editoriale (es http://www.valigiablu.it/clima-riscaldamento-mieli/). Bisognerebbe forse riflettere sul fatto alquanto strano che di clima e ambiente oggi ne parlino più attori, giornalisti, imprenditori, capi di stato piuttosto che scienziati. In Italia, ad esempio, invece di aiutare Mercalli a rendere la propria trasmissione un po’ più popolare, si è deciso di chiudere il programma, togliendo una delle poche voci autorevoli, al di la di come la si pensi, su temi come questo. Quindi Mieli, che si occupa nella vita di società e costume, sbaglia a usare la scienza per dimostrare le sue opinioni, perché non è sicuramente titolato a farlo, ma ritengo che post di scienziati del clima, come ad esempio http://www.climalteranti.it/tag/mieli/, con affermazioni come “la maggior parte degli studi in proposito indica che più del 97% degli studiosi del campo è concorde sull’origine antropica del riscaldamento globale” sbaglino ancora di più a trincerare la verità scientifica dietro il consenso della maggioranza.
In conclusione, per il bene della scienza e perché si possa trasmettere correntemente alla società cosa significhi avere una cultura scientifica, il significato dei fatti e dei dati in termini scientifici, sono particolarmente interessato a che quel 3% di scienziati, per i quali dibattito sul riscaldamento globale è ancora aperto, possa esprime le proprie ipotesi senza per questo essere tacciato di negazionismo, perché questo termine non è parte del linguaggio scientifico.

Firmato, uno che non si ritiene negazionista ma che vede un grande problema di comunicazione…

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Risultati dalla valutazione d’impatto sulla società e gli scienziati della Notte Europea dei Ricercatori tra il 2006 – 2016 @frascatiscienza

presentato a ICERI2016, the 9th annual International Conference of Education, Research and Innovation will be held in Seville (Spain) on the 14th, 15th and 16th of November, 2016. https://iated.org/iceri/

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